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Sele
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Il mwewSele è un importante fiume della mwfaCampania lungo 64mwfq km, il secondo della regione e del mwfgMezzogiorno d'Italia per volume medio d'acque dopo il mwfwVolturno, tributario del mwgaMar Tirreno. Il corso del fiume è tutelato dalla mwgqRiserva naturale Foce Sele - Tanagro.
Contents
• Aspetti
• Storia
• Note
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Il corso del fiume
Il fiume nasce alle pendici sud-orientali del Monte Paflagone (contrafforte del mwhgMonte Cervialto), presso il comune di mwhwCaposele in mwiaprovincia di Avellino.
Le sorgenti principali, dette "mwjgdella Sanità", (attualmente quasi del tutto incanalate per alimentare il grande mwkaAcquedotto pugliese), sgorgano a 420mwkq m mwkgs.l.m. nel centro del paese; più a valle, il primo affluente è il mwkwRio Zagarone che proviene dal monte Cervialto. Prende a scorrere in seguito verso sud costeggiando la rocca di mwlaQuaglietta, i mwlqBagni di Contursi e ricevendo presso mwlgContursi Terme da sinistra il mwlwTanagro, principale tributario, che ne incrementa notevolmente la portata.
Da questa confluenza il fiume rallenta la propria corsa scorrendo copioso d'acque con andamento meandriforme, attraversando l'mwmqoasi di Persano, zona di notevole attrattiva naturalistica dove a seguito di una diga realizzata nel 1932, si è creato l'invaso artificiale di mwmgPersano.
Presso mwnaEboli il fiume entra in un'ampia e fertile pianura alluvionale nota come la mwnqpiana del Sele, scorrendo pigro e ampio. Presso mwngPonte Barizzo, frazione di mwnwCapaccio Paestum, il Sele riceve l'ultimo tributario importante: il mwoaCalore Lucano. Da qui alcuni meandri guidano il fiume nel suo ultimo tratto prima di riversarsi nel mwoqGolfo di Salerno con una foce ad mwogestuario.
Gli affluenti
Nel tratto vallivo superiore i maggiori affluenti del Sele sono il mwpqtorrente Temete, il mwpgvallone della Noce, il mwpwtorrente Mezzana, il mwqatorrente Bisigliano, (a sinistra), il mwqqRio Zagarone, il mwqgvallone S. Paolo, il torrente mwqwPiceglia, il fiume mwraAcquabianca, il mwrqvallone Grande, il mwrgtorrente Vonghia (a destra).
Nel tratto vallivo medio riceve invece da sinistra i fiumi mwsaTanagro e mwsqCalore Lucano ed i torrenti mwsgAlimenta e mwswLama; da destra il fiume mwtaTrigento, il torrente mwtqAcerra, il mwtgTenza, il vallone mwtwTelegro, i canali mwuaAcque Alte Lignara e mwuqCampolungo.
Caratteri idrologici
Il Sele è un fiume assai ricco d'acque (le sue sorgenti sono per gran parte captate dall'mwvaAcquedotto Pugliese) e dalla portata abbastanza costante (alla foce circa 69mwvq m³/s). Può essere però soggetto a piene importanti in caso di forti precipitazioni, soprattutto a causa dei pesanti contributi di Tanagro e Calore Lucano.
Fauna ittica
Nei suoi affluenti lucani è stata riscontrata la presenza di mwwaanguille, mwwqbarbo comune, mwwgcavedano, mwwwtriotto, mwxatrota fario e mwxqtrota iridea. Segnalata la presenza dell'mwxgalborella.cite-ref-1[1]
Aspetti
Il mwzqTanagro, principale tributario del Sele, è in realtà molto più lungo (92mwzg km) e con un bacino assai più esteso (1.835mwzw km²) rispetto a quest'ultimo nel punto di confluenza (pur se minore come portata), e visto soprattutto sulle carte, può essere confuso come fiume principale. Da sottolineare inoltre che sommando entrambi i tratti di fiumi in questione si otterrebbe il fiume mwaaTanagro-Sele lungo oltre 130mwaq km, che risulterebbe dunque il secondo per lunghezza della regione mwagCampania dopo il mwawVolturno.
Gestione del bacino idrico
Il Sele è gestito da tre autorità di bacino indipendenti, uno per la sponda destra, uno per la sponda sinistra e uno interregionale fra mwbgCampania e mwbwBasilicata.
I consorzi che gestiscono i terreni sono:
Fino agli anni ottanta esisteva anche il mwfgConsorzio di bonifica Tenza, accorpato al Destra Sele.
Storia
Insediamenti risalenti fino al mwgqII millennio a.C. sono attestati dal rinvenimento della vasta necropoli del Gaudo (mwggetà del Bronzo)cite-ref-0-2-0[2].
Si ha notizia dell’idronimo mwiaSiler – mwiqSilarus in numerose fonti, tra le quali mwigStrabonecite-ref-3[3], mwjwPlinio il Vecchiocite-ref-4[4], mwlaSilio Italicocite-ref-5[5]. In tali fonti viene spesso riferita la caratteristica delle proprietà pietrificanti delle sue acque, anche se la proprietà è più propriamente attribuibile alle acque del vicino fiume Salso o mwmqCapodifiume, ricchissime di mwmgcarbonato di calciocite-ref-6[6].
Il territorio dei mwoaLucani, e poi della Lucania romana, aveva principio alla sinistra del Sele, laddove un avamposto greco aveva stabilito presso la foce scambi commerciali terrestri e fluviali con le popolazioni del luogo, mentre alla destra del fiume aveva confine l’area di influenza mwoqetrusca e mwogpicentina. Lo scalo commerciale alla foce del fiume, creato da coloni mwowsibariti, rimase strategico molto a lungo ai fini degli scambi ed è indicato ancora nei documenti del mwpaXVI secolo come mwpqPortus Alburnuscite-ref-0-2-1[2]. Intorno alla metà del mwqgVII sec. a.C. la ridotta comunità mercantile greca, con l’appoggio dei sibariti, si insediò su ciò che costituirà il sedimento della futura città di mwqwPaestum. Presso la foce del fiume oggi rimangono i resti dello mwraHeraioncite-ref-7[7], un antico santuario della mwsqMagna Grecia dedicato alla dea mwsgEra, a circa 9mwsw km dalla città di Paestum, scoperto negli mwtaanni trenta da mwtqUmberto Zanotti Bianco e mwtgPaola Zancani Montuoro, la cui fondazione mwtwmitologica è attribuita a mwuaGiasone e collegata alla spedizione degli mwuqArgonauticite-ref-8[8].
Anche la presenza dei mwxaromani nella zona del Sele è stata ampiamente documentata da molti reperti e dal ritrovamento nella vicina valle del Tanagro dell'antica mwxqVolcei sotto l'attuale abitato di mwxgBuccino. L'antica città romana di mwxwSaginara, distrutta dai mwyaGoti, è stata invece posizionata nel territorio compreso tra mwyqCampagna e mwygContursi Terme.cite-ref-9[9]
Nel mw0a71 a.C. il Sele, probabilmente nel suo alto corso, nei territori in riva destra tra mw0qOliveto Citra e mw0gQuaglietta, fu teatro di una delle più famose battaglie della storia antica, lo scontro finale tra l’esercito di mw0wSpartaco e la cavalleria di mw1aMarco Licinio Crasso. Le fonti classiche sulle vicende della mw1qTerza Guerra Servile (73 - 71 a.C.) concordano sulla localizzazione della battaglia finale nei pressi del Sele (mw1gad caput Sylaris flumini)cite-ref-10[10]cite-ref-11[11].
Le incursioni saracene intorno a mw4aX e mw4qXI secolo determinarono l'abbandono dei territori più esposti e la costruzione di paesi arroccati sulle alture. Una architettura di guerra pesantemente fortificata ancora oggi caratterizza il paesaggio della mw4gValle del Selecite-ref-0-2-2[2].
Con l'abbandono dei territori e la generale regressione che si ebbe nei secoli tra la fine del mondo antico e l’inizio del mw6aMedioevo, le zone pianeggianti vicine alla mw6qfoce, già predisposte dagli elementi naturali, divennero a poco a poco acquitrini malsani che favorirono lo sviluppo della mw6gmalaria. L'area infatti è stata da sempre soggetta a forti oscillazioni nelle precipitazioni atmosferiche, come hanno rilevato vari osservatori. In più, la particolare conformazione geologica del suolo, la carenza nei lavori di difesa e canalizzazione dei fiumi e dei torrenti che solcano la pianura hanno dato luogo, fin da tempi antichissimi, a periodiche e ricorrenti inondazioni dei territori più prossimi alla fascia costiera, con il conseguente ristagno delle acque e l’mw6wimpaludamentocite-ref-12[12]. Ben nota è la situazione dei secoli scorsi raccontata dai numerosi viaggiatori italiani e stranieri che, nonostante tale deterrente, si recavano ad ammirare i templi di Paestum come tappa del loro mw8aGrand Tourcite-ref-1-13-0[13]. mw9qGiovanni Battista Piranesi, colpito dalle febbri malariche subito dopo il suo soggiorno in loco (mw9g1777-mw9w1778)cite-ref-14[14], fu una delle vittime illustri di tale clima e fece appena a tempo ad avviare alla pubblicazione a mw-aRoma le sue mw-qDifférentes vues [...] de Pesto prima di morirecite-ref-0-2-3[2]cite-ref-15[15]. I pochi superstiti abitanti cercarono di sfruttare in qualche modo l'ambiente, allevandovi degli animali che potessero tollerarlo o addirittura gradirlo; le mwaqybufale divennero così un elemento fondamentale nella modesta vita della pianacite-ref-16[16].
Interventi di bonifica della Piana del Sele furono attuati solo nel mwaqwXIX secolo. Il primo progetto si ebbe nel mwaq01833 con i mwaq4Borboni ma solo nel mwaq81856 iniziarono i primi lavori: in sinistra Sele si tracciarono canali di scolo e in destra Sele vi furono delle colmate. I lavori furono comunque modesti; la situazione si sarebbe risolta solo con la mwarabonifica fascista (L. n. 3134 del 24/12/1928), sostenuta da alcuni imprenditori locali dell’area del “Destra Sele” (tra cui mwareMattia Farina), contro le resistenze di molti dei grandi proprietari terrieri che avrebbero voluto continuare a monopolizzare e usare a proprio esclusivo vantaggio le risorse idriche della zonacite-ref-17[17]. A quello che poi diventerà il mwaryConsorzio di Bonifica in Destra del Fiume Sele spettò la manutenzione delle opere già eseguite ed anche l'opera più importante, la costruzione di una mwarcdiga sul Sele. I sondaggi di fondazione della diga avvennero nel mwarg1929, la costruzione incominciò nel mwark1932 e terminò nel mwaro1934. Nel periodo della mwarsSeconda Guerra Mondiale gli eventi bellici bloccarono i lavori, che ripresero nel mwarw1945 con il mwar0Piano Marshall e nel mwar41951 con i piani straordinari per il Mezzogiorno, terminando poco più tardi. Negli mwar8anni '70, in conseguenza del forte sviluppo agricolo di tutta la Piana, il Consorzio Destra Sele con gli interventi della mwasaCassa del Mezzogiorno iniziò un'importante fase di ribonifica: si mantenne la manutenzione delle opere già attuate e nacquero nuovi progetti come l'acquedotto rurale di mwaseMontecorvino Pugliano, il riordino idraulico del Lignara, del Radica e del mwasiTusciano e il risanamento della diga sul SeIe che fece nascere l'mwasmOasi di Persano, dove ha trovato un habitat favorevole la mwasqlontracite-ref-1-13-1[13]cite-ref-18[18].
Note
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cite-note-77. ↑ mwawymwawcmwawgSELE, Heraion del in "Enciclopedia dell' Arte Antica", su mwawktreccani.it. mwawoURL consultato il 5 luglio 2020.
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